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La Gazzetta del Mezzogiorno

12 settembre 2012
Alla memoria/ Destini intrecciati e amore per l'arte nel libro pubblicato dalla Glocal Editrice
Padre Antonio Febbraro prosegue l'opera di Giusy: "Nel coro degli umili"
Realizzato il sogno della sfortunata scrittrice
di DINO LEVANTE


Si muore sempre due volte: prima fisicamente e poi nel ricordo di quelli che restano. Non sarà così per la sfortunata, bellissima e bravissima Giusy Pizzileo, troppo presto strappata all’affetto del suo adorato marito, Antonio Turlizzi, e dai tanti amici e stimatori. Sì, perché la giovanissima Giusy, nata a Mannedorf (in Svizzera) il 30 settembre del 1980 è scomparsa, dopo una fulminea malattia, a Parabita il 14 marzo scorso, a soli 32 anni. Un’esistenza troppo breve ma intensa e colma di soddisfazioni a cominciare dalla laurea in Beni culturali conseguita nel 2008. Una vita ricca di gratificazioni in ambito storico e artistico perché Giusy, specializzatasi in Beni archivistici, librari e mobili artistici, oltre ad essere una promessa del disegno, aveva collaborato con innata sensibilità prima con i frati del Convento di Santa Caterina Novella a Galatina e poi con la Pinacoteca “Roberto Caracciolo” degli stessi frati minori a Lecce.
Della biografia di Giusy ora si può leggere quanto è stato amorevolmente raccolto nella testimonianza di padre Antonio Febbraro, direttore della Pinacoteca dei frati minori di Lecce, e confluito nel bel volume dal titolo «Nel coro degli umili. Persone, luoghi, letture e immagini del Salento» (Glocal Editrice, 128 pagine, 14 euro).
Un intreccio di vite, come giustamente è scritto nella nota dell’editore, tra padre Antonio Febbraro e Giusy Pizzileo. Un correre sui binari meravigliosi dell’affetto e della reciproca stima. Giusy che si avvicina all’arte, alla raccolta delle opere custodite nella Pinacoteca dei francescani, poi a padre Antonio e il frate francescano che ne segue le tappe fondamentali della vita, sino agli ultimi istanti. Giusy era nota in ambito accademico per i suoi contributi storico-artistici connessi allo studio e alla catalogazione delle tele dei francescani. Suoi, in collaborazione con padre Febbraro, il catalogo del 2009 e poi il saggio su padre Raffaello Pantaloni, l’autore francescano delle pitture interne della chiesa di Sant’Antonio a Fulgenzio a Lecce, del 2010.
Ci troviamo di fronte ad un libro che oltre a voler essere un omaggio alla memoria di Giusy lo fa pubblicando un suo contributo, purtroppo bruscamente interrotto dal male incurabile (dal “drago” che la possedeva) sull’opera di padre Antonio; un lavoro condotto a termine dell’artista analizzato. Dunque, ancora un’occasione perché quelle due vite, così lontane e così diverse, si siano nuovamente incontrate, ora anche in questo libro. La giovanissima esistenza di Giusy - nelle pagine arricchite da un album fotografico, delle opere sue e del padre Febbraro - continua e sarà oggetto d’attenzione anche da parte degli “addetti ai lavori”. Il volume contiene un’antologia di brani scelti da Giusy, ritenuti da lei significativi, del periodo a cavallo tra la seconda guerra mondiale e i nostri giorni. Protagonista sempre il “coro degli umili”: dei poveri, dei contadini, dei diseredati, degli ultimi. Ma non agli occhi dell’infinita bontà.
Dino Levante
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