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Nuovo Quotidiano di Puglia

15 aprile 2011
Il ricordo
Sapeva leggere le notizie nella storia del presente
di FRANCESCO METRANGOLO


Antonio Maglio era un giornalista-integrale. Dotato cioè di senso della notizia, capace di leggerla nella storia del presente che si faceva con essa e capace di collegarla nel più vasto contesto sociale, economico, politico, geografico e storico in cui l’avvenimento accaduto veniva narrato. Era dotato di una vasta cultura, un homme savant (avrebbero detto nel Settecento), mai soddisfatto di conoscere ma anzi, proprio perché savant, cosciente di sapere sempre meno del dovuto e del necessario. Per queste qualità sapeva cogliere in anticipo i mutamenti della società, divinandone gli sviluppi, raccontando gli eventi sempre come fatti con un loro perché e mai come semplici accadimenti di cronaca, secondo una visione puntiforme della realtà che esaurisce sè stessa nel momento in cui viene descritta. Aveva letto molto della scuola degli Annales e teneva in grande conto gli “Scritti sulla storia” e “Il Mediterraneo”di Fernand Braudel, e i libri di Bloch e Duby. E infatti ogni suo articolo di natura storica, sia pure partendo dal microcosmo di una raccolta di proverbi salentini, immediatamente si allargava ai vasti orizzonti che dal presente andavano al passato remoto trovando la spiegazione ultima di un detto popolare persino, nel cono di luce di una civiltà territoriale, mai vissuta in termini riduttivamente localistici ma sempre proiettata in una visione comune di gente e di genti che con il tempo si erano plasmate.
Antonio Maglio era un giornalista-direttore. Aveva cioè la capacità di riunire attorno a un progetto le menti più diverse, le più lontane attitudini professionali e legarle al tema unico (e perciò unificante) di un risultato finale collettivo e intellettuale abolendo l’apparente ossimoro attraverso l’esperienza quotidiana. La cifra del suo fare era la modestia. L’approccio dialettico era l’ascolto nella ricerca di una sintesi, anche a costo di sembrare arrendevole.
Antonio Maglio era un giornalista-scrittore. Il suo stile era diritto, la sua forma quasi scabra. Niente barocchismi, neologismi, sciatterie lessicali, contaminazioni sintattiche, cadute sentimentali. Nessuna concessione alla forma per la forma, nessuna tentazione del “bello scrivere” ma sempre “rem tene, verba sequentur”. In questo senso era un rivoluzionario se si tiene conto delle abitudini linguistiche allora permanenti nel capoluogo salentino. Se non avesse scelto di fermarsi a Lecce sicuramente avrebbe avuto un posto di rilievo, come inviato speciale, nei grandi quotidiani o settimanali nazionali degli anni Sessanta e Settanta. A leggere oggi i suoi articoli si resta stupiti per l’attualità della loro forma-contenuto in un momento storico in cui anche gli ambiti linguistici sembrano declinare verso un confuso e pericoloso medioevo.
Antonio Maglio era un intellettuale organico nel senso gramsciano del termine. Ovvero con la sua azione, voleva raccontare la società in mutamento assieme a tutti coloro i quali si animavano dello stesso disegno. E attraverso questo racconto (mai puntiforme!), contribuire alla sua trasformazione. E’ riuscito? Sicuramente si, se pensiamo alla storia del Quotidiano e alla sua capacità di leggere la realtà territoriale fino a diventarne ciò che è oggi: un mezzo che non esprime, chiudendosi in sè stesso il genius loci ma che, al contrario, partendo da quest’ultimo ogni giorno racconta la vita più vasta, interattiva e globale di una comunità ormai aperta e protagonista, a suo modo, della storia presente. Ricordarlo è dunque un dovere morale, prima ancora che amicale. Perché di lui si può dire e si deve dire senza retorica che “ha fatto il suo cammino, ha combattuto la sua buona battaglia, e ha conservato intatta la sua fede”. Non è poco, oggi, caro Antonio.
Francesco Metrangolo

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