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La Gazzetta del Mezzogiorno

15 aprile 2011
Il ricordp/ Il volume "L'Oriente che è in noi"
Antonio Maglio, dal Salento lezione di giornalismo
Raccolti i suoi articoli
di DINO LEVANTE


Se «fare il giornalista è sempre meglio che lavorare», come scriveva Guglielmo Zucconi, fare del giornalismo la propria scelta di vita avviene molto più raramente.
Ciò è accaduto ad Antonio Maglio, giornalista salentino, nato ad Alezio, a due passi da Gallipoli, il 30 marzo 1941 e morto a Newcastle, in Gran Bretagna, il 13 gennaio 2007, dove ora vivono la moglie Luisella e la figlia Manuela.
Un uomo particolare fu Maglio, per chi lo ha avuto a fianco e per chi lo ha conosciuto leggendone gli scritti. Senza dubbio un convinto organizzatore culturale. La sua bravura è stata sempre quella di non fare mai le cose strettamente da solo. E ciò, in una struttura gerarchica quale resta ancora un giornale, era una eccezione. Ecco, se si dovesse cercare una particolarità, per rendere chiara e singolare la figura di Maglio, ideatore di importanti imprese editoriali (come i gadget culturali), si può dire che sia stata la sua capacità di servirsi al meglio delle energie intellettuali che quel tempo e quei luoghi offrivano.
Da subito, da giovane e poi da adulto, con le proprie intuizioni e un’indomabile forza di volontà, contribuì a cambiare il panorama editoriale della Puglia. Laureatosi in Giurisprudenza a Trieste (1971), collaboratore e poi direttore de «La Tribuna del Salento» (1973-1979), Maglio è stato fondatore e, per vent’anni, cuore pulsante del «Quotidiano», nelle edizioni di Lecce Brindisi e Taranto, dalla sua nascita, il 6 giugno 1979, sino al novembre del 1996, quando andò in Canada per rilanciare il «Corriere Canadese». Maestro di vita e di giornalismo, nell’impegno professionale ha saputo coniugare il profondo attaccamento alla sua terra con una visione europeista degli eventi che si fanno storia. Ha coordinato e sviluppato una delle più accurate ricerche storico-antropologiche sull’area dell’antica Terra d’Otranto, ma è stato anche un attento osservatore dei Paesi dell’Est, e dell’Ungheria in particolare, intuendo e raccontando processi ancora oggi in evoluzione. Con la stessa passione ha indagato gli intrecci storici e culturali che da millenni legano l’Europa all’Oriente, ricordando sempre la necessità del dialogo tra i popoli. Un messaggio che s’impone per la sua attualità.
A quattro anni di distanza dalla scomparsa, tre giornalisti hanno stampato una raccolta di articoli di Antonio Maglio, già pubblicati sul «Quotidiano» e sul «Corriere Canadese», la cui lettura consente di conoscere gli ampi interessi culturali e la raffinata sensibilità di un grande e appassionato narratore non solo della contemporaneità ma anche della storia. «L’Oriente che è in noi. Una vita per il giornalismo. Scritti tra Salento, Europa, America», questo il titolo del volume a cura di Antonio Corcella, Lino De Matteis, Adelmo Gaetani (Glocal Editrice, 352 pagine, 20 euro), arricchito, inoltre, dalle testimonianze di Claudio Scamardella, Paola Bernardini, Antonio Caprarica, Vittorio Bruno Stamerra, Rosanna Metrangolo, Angelo Sabia, Cosimo Francesco Ruppi, Adriana Poli Bortone, Elena Caprile, Nivo Angelone, Alberto Di Giovanni, Corrado Paina.
Il libro, il cui ricavato della vendita verrà devoluto per iniziative in memoria di Antonio Maglio, sarà presentato oggi, alle ore 17.30, nelle Officine Cantelmo a Lecce. Nell’occasione sarà illustrato il progetto per l’istituzione del «Premio mediterraneo di giornalismo» a lui intitolato.
Dalla pipa di Maglio, la sua inseparabile pipa, usciva il fumo, ma dalla sua penna nuvole di fascino, senza spazio e senza tempo.
Dino Levante

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