Cerca

Bari Sera

13 luglio 2009
Il libro di Lino De Matteis sull'omicidio del politico
Il giallo di Ugento, così fu ucciso Giuseppe Basile
di ALESSANDRA MENNA


La notte del 15 giugno del 2008, a Ugento, una cittadina del Capo di Leuca, un uomo viene ucciso nei pressi della sua casa con circa venti coltellate. È Giuseppe Basile, consigliere comunale e provinciale dell’Italia dei Valori. A un anno di distanza sono ancora tanti i misteri sul movente, sui mandanti e su chi ha affondato il coltello a serramanico con impugnatura di madreperla sul corpo del consigliere. A cercare di far nuova luce sulla vicenda, Il giallo di Ugento (Glocal Editrice, Lecce 2009, pagg. 224, € 14,00) del giornalista Lino De Matteis che lo presenterà mercoledì 15 luglio alle 18,30 alle Officine Cantelmo di Lecce (viale De Pietro) con Marcello Petrelli, avvocato penalista del foro di Lecce, Marcello Strazzeri e Stefano Cristante, rispettivamente docenti di Sociologia del Crimine e di Sociologia della Comunicazione all'Università del Salento e la professoressa Santa De Siena a coordinarne gli interventi.
“Tra gli obiettivi, ci spiega De Matteis, c’è quello di fare in modo che la storia rimanga all’attenzione dell’opinione pubblica, oltre che dare un contributo alla ricerca dei responsabili”.
Qual è il suo tassello in questa indagine?
“Ho ricostruito, confrontandomi con altre persone e fonti, tutto ciò che è accaduto prima, durante e dopo. È come se ora ci fossero su un tavolo tante tessere di un puzzle che iniziano a restituire un’immagine abbastanza attendibile pur se incompleta. Ho fatto delle ipotesi abbastanza originali che finora nessuno dei colleghi giornalisti o degli inquirenti ha mai preso in considerazione perché tutti cercano un movente specifico, passionale o politico”.
Ovvero?
“Credo ci sia una via di mezzo collegata con quest’ultimo e cioè che quella sera Peppino Basile non dovesse essere ucciso, ma ricevere l’ennesima intimidazione come era accaduto in passato quando su alcuni muri della città erano apparse scritte che dicevano Muori Peppino o aveva ricevuto dei proiettili nella buca delle lettere e una testa di animale mozzatadavanti casa”.
Su cosa poggia questa sua ipotesi?
“L’anomalia con cui è stato ucciso. Se hai intenzione di uccidere qualcuno ci vai con una pistola che rende il tutto anche più veloce. Io immagino che Basile abbia reagito, magari ha afferrato il braccio del suo carnefice e dopo il primo sgorgo di sangue, la paura ha fatto il resto”.
Perché Basile non ha mai sporto denuncia ?
“Era nel suo stile. Nello stesso tempo era convinto, conoscendo il contesto in cui si muoveva, di potersi difendere da solo. Magari intuiva chi fossero i suoi nemici e portava avanti un testa a testa personale; infatti durante i comizi diceva: “Se volete che io stia zitto mi dovete ammazzare”.
Che ci sia un movente generale e non come dice Pino Arlacchi (sua la prefazione del libro, ndr) politico-criminale?
“In realtà sono vicino ad Arlacchi. Basile è sempre stato considerato uno che criticava sempre tutto e tutti. Quando è stato eletto le sue polemiche hanno avuto un pubblico più ampio ed è stato visto come un pericolo. Infatti la stessa situazione intimidatoria si è replicata dopo la morte di Basile su don Stefano Rocca che parla pubblicamente per chiedere la verità”.
Che Basile stesse per fare qualche rivelazione pericolosa, allora?
“Basile stava per fare delle denunce relative ad una discarica per sostenere quelle che aveva fatto l’imprenditore Colitti, ma non è emerso nessun collegamento diretto con il delitto. Sono vicende parallele. La morte di Basile ha avuto l’effetto di mettere più in luce e accelerare l’indagine su Burgesi, ma erano tante le battaglie che faceva e a cui ho accennato nel testo: dai rifiuti all’inquinamento delle coste, alla speculazione edilizia”.
Da giornalista quale rapporto ha con la verità?
“E’ il nostro obiettivo, ma spesso non si raggiunge”.
Perché secondo lei il lettore comune nutre sfiducia nel lavoro del giornalista?
“Perché nel mondo occidentale siamo tra i Paesi con il più basso livello di libertà di informazione. Non ci sono giornalisti liberi se non c’è un editore libero”.
Cosa si può fare allora?
“Quello che ho fatto io. Ho fondato la Glocal Editrice per pubblicare il libro su Raffaele Fitto (Il governatore, 2005,
ndr) per il quale non avevo trovato disponibilità in nessun editore. Faccio quello che mi interessa, che mi piace e oggi pubblico anche altri autori. Tendo alla verità”.
Alessandra Nenna

Copyright © Glocal Editrice