19 giugno 2009
Beppe Lopez fra "Giornali e democrazia"
Presentazione del libro, edito da Glocal, nel teatrino dell'ex Convitto Palmieri. «La Repubblica e Quotidiano sono vicnede-metafora di innovazioni interrotte»
di GLORIA INDENNITATE
Riparte Beppe Lopez con una nuova avventura editoriale. Dopo le pagine struggenti de La scordanza (Marsilio), l’autore barese torna a navigare nelle acque procellose di un tema a lui caro: il rapporto fra carta stampata e sistema democratico. Un mondo che ben conosce, avendolo percorso da protagonista per 40 anni. Ecco, dunque, Giornali e democrazia, con sottotitolo: «Analisi del degrado dell’informazione in Italia, partendo dallo spartiacque della fine degli anni Settanta e dalla vicenda-metafora del primo quotidiano locale moderno e popolare: il «Quotidiano di Lecce» (Glocal), che sarà presentato stasera alle 18.30 nel teatrino del Convitto Palmieri di Lecce. Con Lopez dialogheranno Giovanni Pellegrino, Donato Valli, Marcello Strazzeri. Previsti i saluti del sindaco Paolo Perrone, del direttore del «Nuovo Quotidiano di Puglia» Giancarlo Minicucci e del direttore della Biblioteca provinciale Alessandro Laporta. Interverrà Nico Pillinini, vignettista de «La Gazzetta». Il libro analizza passato e presente dell’informazione e della democrazia in Italia: l’assassinio di Moro, il craxismo, Caracciolo, Tangentopoli, la fine della «Prima Repubblica», «La Gazzetta del Mezzogiorno», Caltagirone, le conglomerate editorial-finanziarie, eccetera.
Lopez, ci definisce il libro?
«È una pagina della storia civile rimossa, anzi mai raccontata. Anche la storia dell’informazione in Italia è stata una storia di grandi firme e grandi testate, così come la vecchia storiografia si occupava solo di regnanti e grandi eserciti. Paradossalmente possimo dire che “La casta dei giornali”, libro che che ho scritto qualche anno fa, è il sequel di “Giornali e democrazia”».
Lei ha partecipato sia alla fondazione di “Repubblica” e che 30 anni fa, il 6 giugno 1979, a quella di “Quotidiano”.
«Entrambe sono vicende-metafora del processo. In quegli anni nasceva il primo giornale italiano moderno, che era “Repubblica”, accanto al primo quotidiano moderno e popolare, cioè “Quotidiano”. Nel giro di pochi anni, il primo si è avviato a diventare il giornale onnivoro che conosciamo e l’anomalia “Quotidiano” veniva riassorbita e omologata nella normalità. A conferma che gli anni ‘70 furono anni di innovazioni interrotte».
“Informazione e democrazia” è il suo sito. C’è più libertà nella rete? E quanto ancora è ampia la possibilità che i giornali fungano da contrappeso all’espandersi dei poteri politici ed economici?
«La rete riproporrà i problemi di sempre: una cosa è il magma partecipativo sul web, ma non va non confuso con l’informazione che in internet c’è e ci sarà. Già oggi i siti più cliccati sono quelli dei grandi gruppi editoriali. La questione della carta stampata si pone intimamente a quella della politica in Italia, la casta del potere e gli interessi reali della gente. E qui torniamo alla casta dei giornali».
Gloria Indennitate