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Diario d'agosto/9

L'incrociatore lanciamissili "Caio Duilio"

9. Da Taranto parte l'incrociatore "Duilio"

di ANTONIO CAMUSO

Agosto 2008


La Gazzetta del Mezzogiorno, 18 agosto 1968
La Squadra Navale comandata dall’ammiraglio Lorenzini Roselli è partita da Taranto. Essa ha nell’incrociatore lanciamissili “Caio Duilio” l’ammiraglia del gruppo, seguita dal cacciatorpediniere “Impavido”, dalla fregata “Alpino” e dal rifornitore di squadra “Stromboli”. Si tratta di una crociera di addestramento che la porterà nel Mediterraneo e poi al porto di Tolone in Francia.
16 agosto 1968
Io, mia sorella e mia madre abbiamo salutato mio padre, che, in permesso breve, è venuto da Taranto per il ferragosto. Ci ha detto che nei prossimi giorni partirà con la nave "Duilio", ma non sa quando ritorna. Mi ha promesso un vestito a fiori stile Beatles, promessa che manterrà al suo ritorno. Ma quando qualche mese dopo ci rivedemmo, la voglia di proseguire l’imbarco era passata: fare il marinaio su una nave da guerra per chi ha famiglia è l’equivalente ad una condanna in galera. Quando si è liberi dal servizio il pensiero corre a casa e ti ritrovi, nei turni libero dal servizio e quando non si sta al posto di combattimento, a fare avanti indietro sul ponte di poppa insieme agli altri sottufficiali anziani, quasi fosse un reparto psichiatrico. Quell’anno si giocò a guardie e ladri con i sommergibili russi che tallonavano la flotta italiana sin dentro i porti. La curiosità di scoprire i segreti del “Duilio”, nave appena varata, era grande. Noi italiani rispondemmo con qualche bomba di profondità ed il sonar puntatogli sulle orecchie... Quando erano scoperti salivano a galla, “delfinando”, e te li vedevi affiorare a pochi metri di distanza balzando come balene in apnea, poi l’aprirsi dei portelli stagni e i marinai col nastrino rosso sul berretto uscire in torretta, col sorriso un po’ stretto sulle labbra, e salutarti, gridando “Tovarich” e agitando il pugno chiuso. Un modo come un altro per dire che “sul mare siam tutti fratelli, anche se ci ordinano di ammazzarci ma… fin quando è un gioco lasciamolo così!”.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 19 agosto 1968
Grecia: ancora arresti di oppositori dopo il fallito attentato contro il primo ministro greco Papadopulos. Un ex ministro fugge in barca in Turchia.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 19 agosto 1968
Derubato in Riviera il dentista di Dubcek ma… subito risarcito dalle autorità locali!
A voler ridere dovremmo dire che questa fu la notizia che più ci fece venire i brividi in quel fatidico mese.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 20 agosto 1968
La Pravda tuona: “Dubcek non controlla più la situazione!”. Manovre militari in Bosnia dell’esercito di Praga… Vietnam: fallito attentato vietcong a Taynin.
Un tentativo di aumentare la cooperazione tra i due paesi o semplicemente quello di tener lontani le migliori unità ceche?
La Gazzetta del Mezzogiorno, 20 agosto 1968
La firma al trattato di non proliferazione nucleare divide i due partiti europeisti per eccellenza. Il Partito liberale di Malagodi punta i piedi e vorrebbe che l’Italia si prendesse più tempo per firmare. Il Partito repubblicano invece è d’accordo affinché l’Italia abbandoni ogni sogno di armamento atomico e lancia l’allarme sulle idee di grandeur atomico della Francia di De Gaulle: “è lì il vero pericolo!”. Il 19 agosto a Foggia si sono svolte le commemorazioni dei morti causati dai bombardamenti del 19 agosto 1943.
Una strage provocata dai bombardieri anglo-americani con decine di migliaia di foggiani e di sfollati come vittime, un gesto di una crudeltà inaudita, contro una città che non aveva obbiettivi militari ma solo la sfortuna di avere una importante stazione ferroviaria e che, appena un mese dopo, divenne parte di quel pezzo di Italia liberata senza l’aiuto degli alleati e che visse l’esperienza del regno del Sud.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 20 agosto 1968
Matera Libera!
Non stiamo parlando della rievocazione della liberazione di Matera dai nazifascisti, bensì dell’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, bordato di nero, quasi fosse un necrologio, che annunciava la liberazione di Matera dai capelloni avvenuta nella notte del 19 agosto 1968. Questo gruppo di rompiballe sporchi, brutti e cattivi che aveva infastidito la gente per bene di questa tranquilla città di provincia della Basilicata, dove l’emigrazione fa di tutte le donne in età di marito delle vedove bianche ed i bambini degli orfani che vedono il proprio padre una volta l’anno se gli va bene, era fuggito e si potè tirare un sospiro di sollievo. Nottetempo, questa brigata di scomunicati, aveva abbandonato l’alloggio che occupavano in via San Giacomo, nei Sassi di Matera e dal quale partivano per sporcare i muri con le loro scritte scandalose e piazzando bandiere rosse sulle croci dei monumenti dei Santi sparsi in città e nelle chiese. Ma prima di andar via vollero lasciare un ultimo segno del loro passaggio: “Grazie anche la complicità di qualche tipografo compiacente, hanno affisso in varie parti della città un manifesto con un falso annuncio di morte del commissario prefettizio al Comune di Matera”.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 agosto 1968
Riunione d’urgenza dei dirigenti del Comitato Centrale del PCUS, ritornati in tutta fretta dalle vacanze! Si aggrava la crisi con Praga?
Purtroppo, mentre questo giornale andava in edicola, durante la notte i carri armati del Patto di Varsavia avevano varcato la frontiera invadendo la Cecoslovacchia e mettendo fine alla sua breve illusione di libertà. L’annuncio lo si ebbe tramite le tv e le radio ed io non mi staccai per tutto il giorno dalla radiolina a transistor e dal mio ricevitore a onde corte, per ascoltare gli ultimi annunci drammatici di Radio Praga… Un’esperienza indimenticabile essere presente grazie alla radio nel momento in cui partivano gli ultimi appelli al mondo “libero” e a tutti “gli amici del popolo cecoslovacco” e mentre i cingoli dei carri armati russi quasi si ascoltavano dal microfono del cronista. La voce accorata degli annunciatori di radio mi rimarrà per sempre nelle orecchie come il silenzio tombale sulle frequenze di quella radio che ne seguì.
(Per ulteriori approfondimenti consigliamo di leggere gli ampi stralci degli ultimi annunci di Radio Praga a pag. 5 della Gazzetta del Mezzogiorno del 22 agosto1968).
La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 agosto 1968
In terza pagina, quella degli approfondimenti, campeggia un lungo articolo di un allora quasi sconosciuto vaticanista, un certo Cosmo Francesco Ruppi. Nella storia di Camillo Torres il dramma della America Latina. Così scrive Cosmo F. Ruppi, raccontando la situazione drammatica di quel continente e la vicenda del padre guerrigliero. Ma ci racconta anche di 30 preti e suore che insieme a 200 studenti occupano la cattedrale di Bogotà per protestare su come è stata organizzata la prossima visita del Papa e come la madre di Camilo Torres, un mese prima, abbia chiesto al Papa di non venire in Colombia per non dar credito internazionale ad un regime poliziesco come quello colombiano.
E’ un articolo interessante sia per l’autore che per il contenuto ed il cui titolo racchiude le grandi contraddizioni della chiesa cattolica del '68, divisa tra secolarismo e le istanze di rinnovamento che provengono dai poveri del Terzo Mondo, spesso oppressi da dittature imposte dal colonialismo delle multinazionali. Chissà se quell’allora sconosciuto Cosmo Francesco Ruppi (poi arcivescovo di Lecce) ancor oggi condivide quell’articolo e quale carriera possa aver fatto come “vaticanista”?
La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 1968
Come Hitler 30 anni fa! L’intera Cecoslovacchia occupata in 12 ore dalle truppe del Patto (Urss, Polonia, Germania est, Ungheria, Bulgaria): 23 morti e centinaia di feriti. Foto centrale con la folla in piazza San Venceslao che circonda i carri armati russi come se non fossero loro i vincitori, ma gli sconfitti della Storia.
Fu così trent’anni dopo, un tempo brevissimo rispetto allo scandire del movimento delle lancette della Storia dell’Umanità. Intanto assistemmo ad altre sconfitte simili: quelle dell’apparato militare americano, in rotta dal Vietnam e da tutta l’Indochina e poi ancora dei russi dall’Afghanistan, ed ancora il crollo dell’illusione di un America inattaccabile nel suo territorio con l’11 settembre del 2001 e capace di dettar legge sull’intero globo, ed ancora… ovunque si ripeterà l’illusione di poter vincere con la forza delle armi la forza della ragione e della libertà. A tutti noi rimane l’amaro in bocca di quel sogno di un socialismo nuovo, a misura d’uomo, secondo i principi di quell’umanesimo nato nel centro dell’Europa, un sogno che ancora adesso noi coltiviamo e serbiamo stretto nel nostro cuore di sessantottini.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 1968
A Roma uova fradicie contro ambasciata russa. Manifestazione del Partito Radicale. Fermati dalla polizia il segretario Giuseppe Spadaccia, Marco Pannella, Aloisio e Giovanni Rendi ed altri ancora mentre sfilavano con cartelli tipo: “Aggressione a Pragá, tradimento contro il Vietnam!”, “Rivoluzione sì, oppressione no!”.
I cartelli imbracciati la dicono lunga su come quell’atto di brutale oppressione fosse inteso perfettamente in linea con quanto di peggio si perpetrava contro l’umanità e come la voglia di cambiare il mondo percorresse quel '68.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 1968
La Democrazia Cristiana (grazie alle sue finanze milionarie, ndr 2008) fa affiggere un manifesto anticomunista per tutta la provincia di Brindisi. Il segretario del PSU di Brindisi Capone esprime in un comunicato la condanna del suo partito. I giovani repubblicani (che a Brindisi sono molto attivi sui temi delle libertà civili e del rinnovamento culturale della città e che si muovono quasi fossero il primo gruppo exttraparlamentare quivi presente, ndr 2008), esprimono la loro ferma opposizione a quanto avvenuto e invitano il PCI a chiudere definitivamente l’esperienza “fraterna” con il PCUS , “ne guadagnerebbero tutte le forze della sinistra!”. Infine c’è il comunicato di Domenico Mennitti (l’attuale sindaco di Brindisi nella giunta di centrodestra, ndr 2008) che a nome del Movimento Sociale lancia le rituali pesanti accuse contro i comunisti e la Russia.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 1968
Bari
Manifestazione indetta da giovani repubblicani, Movimento DC, ACLI, Congregazione mariane, FUCI (univeritari cattolici) Movimento studenti medi JF Kennedy, Organismi studenteschi del Pennetti, Giulio Cesare, Scacchi e Assocociazione giovanile MC 8.
 A piazza Fiume il PSIUP alle ore 20 organizza un comizio: parlerà Gianni Piccigalli.

Taranto
La Gazzetta conduce un’intervista-inchiesta tra gli studenti e i professori: la condanna è unanime anche tra quelli di sinistra. Il cronista avvicina anche i “filocinesi”: Franco Esposito, considerato il loro leader, “si è sdegnosamente rifiutato di esprimere un giudizio”. L’universitaria Paola Rivera spiega che “ci sono poche informazioni al momento per esprimersi ma… io sono contro tutti i gendarmi!”. Ernesto Palatrasio, nello stile schietto che lo contraddistingue, (ancor oggi prosegue in città la sua battaglia politico-sindacale in un piccolo partito marxista-leninista, ndr 2008) al contrario non ha remore nell’esprimersi e afferma che "chi è causa del suo mal pianga se stesso!" I sovietici sono stati i primi ad abbandonare la via al socialismo per abbracciare il revisionismo e la via al capitalismo. L’URSS è un paese capitalista che non poteva lasciarsi sfuggire il controllo del mercato cecoslovacco (e poi a catena quello degli altri paesi del COMECON, ndr 2008)…

Lecce
Il PSU, il cui segretario provinciale è il prof. Tarricone, fa affiggere un manifesto in cui si condanna con “sdegno e dolore” l’invasione, conferma “la validità degli ideali socialisti contro lo sfruttamento e l’egemonia capitalista ed invita a lavorare per una società in cui democrazia e libertà si possano coniugare”. L’uso della forza è “invece giustificato quando occorre lottare per l’affermazione dei diritti fondamentali quali quello dell’indipendenza dei popoli , quindi il PSU è solidale con coloro che combattono in Vietnam, America latina, Portogallo e Spagna contro il fascismo e l’imperialismo”.

Foggia
I maggiori partiti politici si esprimono tutti contro l’invasione in linea con le rispettive indicazioni delle segreterie nazionali.

Foggia
Anche questa città avrà il suo moderno aeroporto. Consegnato al presidente della Camera di Commercio, Lavelli, il terreno demaniale del "Gino Lisa" affinchè si possa realizzare un grande aeroporto nazionale e internazionale. La Camera di Commercio di Foggia stanzia autonomamente 100 milioni di lire per iniziare i lavori di ampliamento di una seconda pista atta ad ospitare i grandi aerei internazionali.

Iniziò così, quarant’anni fa, il tormentone dell’Aeroporto Foggia-Gino Lisa, che ancor oggi non riesce ad avere non un collegamento stabile internazionale, come si sognava allora, ma neanche quello di una linea aerea che assicuri un collegamento stabile al "granaio d’Italia" con il resto del paese. Alla fine degli anni '90 l’intera struttura aeroportuale costata un mare di soldi provenienti da contributi per il Meridione, europei, fondi straordinari e tasse dei cittadini, divenne totalmente fatiscente senza che fosse mai stata utilizzata. Nell’ '86 quando mi recai per lavoro presso quel sito, mi colpì l’aria di abbandono, surreale che si respirava con l’acqua che gocciolava dal tetto della sala degli arrivi. In seguito altri soldi furono investiti per ristrutturarlo ma ancor oggi solo minuscole aerolinee e qualche volo charter vi fanno scalo. Quest’estate l’ennesima aerolinea che aveva assicurato dei collegamenti stabili si è dileguata nonostante che nei pochi collegamenti fatti con gli aeroporti del Nord avesse fatto il pieno di passeggeri. Interessi economici delle grandi compagnie aeree, di società di gestione di altri scali della regione, come quello di Bari, e i conseguenti interessi politici, determinano il persistere di questa penosa situazione.
Nella foto l’incrociatore lanciamissili “Caio Duilio”

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