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Diario d'agosto/5

Dubcek

5. Dubcek e le fabbriche autogestite

di ANTONIO CAMUSO

Agosto 2008


La Gazzetta del Mezzogiorno, 11agosto 1968
Tutta Praga intorno a Tito. Dubcek ha chiesto consigli sull’autogestione delle fabbriche.
Con l’acqua alla gola i dirigenti del Partito comunista ceco, compreso che la loro pelle non sarebbe stata difesa con la vita di nessun uomo dei “paesi liberi”, cercarono all’ultimo minuto di intessere più stretti rapporti con i partiti socialisti e comunisti dissenzienti dall’ortodossia sovietica. Tito era, tra questi, la figura più credibile avendo portato la Yugoslavia al vertice dei Paesi non allineati: un vero miracolo di diplomazia internazionale nell’era del bipolarismo e dello scontro tra le due superpotenze. Ma non è solo di ideologia che la classe politica ceca voleva parlare, ma anche di economia. Mentre il mondo stava compiendo grossi salti in avanti nel campo della tecnologia e della ricerca scientifica e di modelli produttivi innovativi, al contrario gli apparati industriali e la stessa intellighenzia dei paesi satelliti del Patto di Varsavia erano totalmente condizionati dalle linee guida economiche del PC sovietico e della sua industria di Stato. Costruire un rapporto di democrazia economica tra i paesi socialisti e confrontarsi con quelli capitalistici occidentali avrebbe potuto rimettere in moto meccanismi da far traballare molte certezze in entrambi i campi, ma anche riuscire a far parlare con una sola voce l’intera classe operaia europea da Dublino a Leningrado. Un grande rischio per il capitalismo “liberista” e quello di Stato monopolista!!! Sappiamo come è finita questa storia: nel peggiore dei modi, dove l’accettazione delle regole del capitale globalizzatore oggi fa carne da macello, anche in Europa, di tutte le conquiste sociali di oltre un secolo di lotte per l’emancipazione della classe operaia e di tutti gli sfruttati!!!
La Gazzetta del Mezzogiorno, 11 agosto 1968
In Italia Psu e Pri attaccano il PCI per il suo stare alla finestra e l’opportunismo politico della sua ambigua posizione sulla vicenda del nuovo corso cecoslovacco.
In seguito alcuni dirigenti del PCI portarono a loro discolpa alcuni incontri semiclandestini con rappresentanti del partito comunista ceco, ma non bastò ciò agli occhi di molti militanti di quel partito e di suoi simpatizzanti, che lo abbandonarono per entrare nelle fila della Nuova Sinistra accusandolo di complicità alla repressione praghese e di miopia politica.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 11 agosto 68
E’ l’On. Orlandi sull’Avanti che attacca il PCI chiedendogli di fare quel passo che potrebbe significare smuovere gli stessi equilibri politici italiani e dell’Europa occidentale. Gli stessi partiti riformisti che han preso parte ai governi di centro-sinistra ne trarrebbero forza e si potrebbe a questo punto creare una valida alternativa al monopolio democristiano. Sulla “Voce repubblicana”, il partito repubblicano di La Malfa punta l’attenzione “sul rinnovamento economico che c’e dietro e di cui il PCI non comprende appieno l’importanza dei meccanismi che si potrebbero innescare”.
In effetti ci sarebbe da aprire una parentesi autocritica sulla figura di Giorgio La Malfa e sul suo pragmatismo in campo di politica economica, raffrontato alla insulsaggine degli ultimi ministri economici, che hanno fatto la loro fortuna con manovre da burocrati ministeriali dove i fondi per la ricerca, la valorizzazione di tutte le intelligenze presenti nel paese per fermare l’emorragia dei cervelli, sono praticamente ZERO. Ebbene, dobbiamo ammettere che quel La Malfa, da noi della Nuova Sinistra spesso ridicolizzato, dovremmo andarcelo tutti un po’ a studiare. Nella vicenda praghese intuisce la possibilità di “fregare” la cappa oppressiva dei monopoli delle multinazionali americane con la creazione di un vero Mercato Comune Europeo e da qui mettere in moto nuovi meccanismi di democrazia economica ed impedire il declino tecnologico ed industriale del nostro continente… Oggi, con quarant’anni di ritardo, l’Europa , sorpassata dalle tigri ruggenti asiatiche, sopravvive solo grazie al feticcio dell’EURO.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 11 agosto 1968
Spagna, senza tregua la guerra di Franco contro il separatismo Basco: ieri ci sono stati 100 arresti e si prevedono pene pesantissime dai tribunali spagnoli.
Il dittatore Franco, grazie all’apertura del suo paese ai bombardieri atomici americani e alle navi della VI flotta, poté permettersi di utilizzare la mano dura contro gli oppositori politici senza che la "Comunità internazionale” facesse alcunché per fermarlo. Si dovette attendere molti anni, dopo la morte del Caudillo, per vedere il ritorno ad una “democrazia elettorale” in quel paese e senza che nessuno abbia mai pagato per i crimini del falangismo.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 11 agosto 1968
Due morti a Montevideo in scontri tra studenti e polizia.
L’Uruguay cercava di togliersi di dosso un regime dittatoriale venduto agli USA e alle multinazionali, ma essi ancor oggi, a distanza di quarant’anni, non lo vogliono mollare.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 agosto 1968
Coprifuoco nei quartieri poveri di Miami. Si temono nuovi disordini razziali.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 13 agosto 1968
Ulbricht segretario del Partito comunista della Germania dell’Est ha un incontro gelido con Dubcek a Praga. La popolazione ceca lo ricambia con una glaciale accoglienza…

Sappiamo bene come il PC tedesco temesse qualunque accenno alla messa in discussione della sua cieca fedeltà all’Urss e sulla corresponsabilità per l’erezione del muro di Berlino. I carri armati tedeschi che a fianco di quelli russi invasero di lì a pochi giorni la Cecoslovacchia furono visti dai praghesi come quelli di Hitler di tent’anni prima: strumenti di un disegno che voleva cancellare la Cecoslovacchia dall’Europa.

 Nella foto Aleksander Dubcek

 

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