Quel 12 novembre/14
14. Il processo
di LINO DE MATTEIS
Per il 14 aprile ’78 è stata fissata la data del processo per i fatti del 12 novembre. Ricordiamo i nomi degli imputati: Daniele Chiarelli, Francesco Stefanazzi, Pasquale Rosafio, Salvatore Cappilli, Lino Marra, Angelo Bagordo (detenuti), Tito Tonietti, Peppino Borrescio, Gianfranco Lagalante, Valentino Mocavero, Addolorata Carratta e Donatella Angelozzi, appartenenti alla nuova sinistra; Mario De Cristofaro (consigliere comunale del Msi-Dn), Vittorio Emanuele Rizzo e Valerio Melcore appartenenti all’estrema destra.
A cinque mesi da quel tragico sabato, si potrà finalmente far luce su uno dei fatti politici più significativi della recente storia salentina. A questo non irrilevante compito è chiamato il collegio giudicante così composto: Maresca presidente, Fersini e L’Abate giudici a latere.
Per una strana coincidenza il 10 aprile inizia a Bologna un altro processo, che presenta non poche analogie con quello che si celebrerà a Lecce. Ad oltre un anno dai tragici fatti di Bologna dell’11 marzo ’77, durante i quali fu ucciso il giovane Pier Francesco Lo Russo, per mano di un carabiniere, anche nella città emiliana si potrà finalmente giudicare gli undici giovani arrestati. Anche lì il giudice Bruno Catalanotti ha tenuto in carcere dei giovani per più di un anno (tanto è stato il tempo necessario alla sua istruttoria), che con tutta probabilità non hanno niente a che vedere con gli incidenti avvenuti in quella città.
Pure a Lecce il 12 novembre uno dei due ragazzi feriti (Cappilli e Chiarelli) sarebbe potuto restare ucciso. Fortunatamente ciò non è accaduto, ma il processo dovrà accertare di chi sono le responsabilità degli incidenti: se dei giovani della nuova sinistra, qualcuno dei quali sconsideratamente e ingenuamente ha creduto di prepararsi alla rivoluzione portando con sé delle armi improprie e delle bottiglie incendiarie, o se della polizia che arrivando alle spalle del gruppo a sirene spiegate, senza aver dato nessun preventivo avviso di scioglimento del corteo, ha letteralmente assaltato i manifestanti. Tutto quello che è successo dopo è stato determinato dalla forza dell’ordine che ha voluto a tutti i costi «perseguitare» qualche decina di giovani, che evidentemente non potevano più essere considerati né un corteo né una manifestazione.
Per il Salento il 12 novembre, nonostante le strumentalizzazioni fatte in positivo e in negativo, ha avuto il merito di identificare una area laica di dissenso, che si è raggruppata intorno al «Comitato per la liberazione degli arrestati», al quale hanno aderito studenti, operatori sociali, decenti, operai e personaggi significativi come Don Franzoni ed il senatore Umberto Terracini.
Ci auguriamo che il processo si svolga nel modo più sereno possibile per tutti e che il solo obiettivo sia l’accertamento, della verità, tecnica e politica, degli incidenti.