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Quel 12 novembre/8

8. Le reazioni e commenti meditati

di LINO DE MATTEIS


Dopo le primissime reazioni a caldo sui fatti di sabato 12 novembre, cominciano a registrarsi quelle più meditate. Il capo dell’ufficio politico della questura, dott. Pasquale Lacquaniti, che prima aveva fatto le dichiarazioni che abbiamo riportato, interrogato da un giornalista sui fatti di quel sabato così risponde: «Non ho difficoltà a parlarne, ma sabato l’altro ero uno dei protagonisti. Oggi ogni mio intervento sull’argomento potrebbe sembrare strumentale o quanto meno di autodifesa. E la cosa è imbarazzante. Non ho avuto difficoltà a rilasciare dichiarazioni anche a caldo al suo giornale, a Radio Salento e a Telelecce su fatti specifici come quello del colpo esploso da un agente, ma intavolarne un discorso più vasto mi mette in imbarazzo per i motivi che le ho esposto».
Questo di Lacquaniti è un passo indietro, e, forse pentito di aver già detto troppo subito dopo gli incidenti, vuole ritornare a stendere un manto di omertà su quei fatti.
È interessante invece l’intervista che il presidente del Comitato provinciale di coordinamento del nascente sindacato di polizia, appuntato Mario Galluccio, rilascia ad Antonio Maglio per «La Tribuna del Salento». La riportiamo qui di seguito integralmente.

I poliziotti democratici — dice Galluccio con il suo inconfondibile accento partenopeo — condannano nella maniera più decisa ogni forma di violenza e di criminalità comune e politica, che ha come unico scopo il sovvertimento delle istituzioni democratiche del paese.
È una dichiarazione un po’ vaga non le pare?
No, è invece quella premessa che lei mi chiedeva in apertura, perché i poliziotti democratici considerano la guerriglia urbana, scatenatasi sabato 12 novembre a Lecce e in altre città d’Italia, veri e propri episodi di criminalità, qualunque sia la motivazione che si voglia addurre.
Il Movimento dei lavoratori per il socialismo ha chiesto in una intervista esplicitamente al Sindacato di Polizia da che parte sia.
Sarà sempre a tutela dei cittadini, nessuno escluso, per garantire ad essi le libertà sancite dalla Costituzione. I poliziotti democratici si sono sempre battuti per questi obiettivi, e per la conseguente necessità di una sollecita riforma del corpo di Pubblica Sicurezza.
Ciò premesso arriviamo ai fatti di sabato 12 novembre. Parliamone.
Devo premettere due cose: la prima è che su quegli avvenimenti il sindacato ritiene che spetti alla Magistratura ogni valutazione; la seconda è che io personalmente quel giorno non ero di servizio perché presenziavo a Brindisi ad un’assemblea di agenti di P. S. con il dott. Franco Fedeli, direttore di «Nuova Polizia». Quindi non sono in grado di entrare nei dettagli se non attraverso la ricostruzione dei fatti e il giudizio che ad essi ha dato il sindacato. Posso dare, questo sì, una valutazione politica.
Bene, appuntato, allora le ribalterò i quesiti che ho raccolto nella città. Mi risponda secondo la ricostruzione che il sindacato è riuscito a fare. Daniele Chiarelli, il ferito: si dice che sia stato bastonato prima di essere soccorso…
Quando ci sono cariche è ovvio che la polizia non possa andare con mano leggera. Con la forza della suggestione non si può disarmare e catturare gente che usa pericolose armi improprie. Si dice che Chiarelli sia stato pestato dopo essere stato ferito: ci credo poco. È ovvio che quando è stato preso non può essere stato trattato delicatamente, ma da qui a dire che c’è stato un pestaggio ne corre! lo vorrei che quanti accusano i poliziotti di andare con mano pesante si trovassero dalla parte nostra quando accadono incidenti come quelli di sabato. Anche noi abbiamo paura, anzi la nostra è un paura doppia: quella di lasciarci la pelle e quella di eccedere. lo non escludo che qualche volta si sia ecceduto, ma si tratta sempre di reazioni ad uno stato d’animo, sul quale ora sarebbe inopportuno dilungarsi. Va condannato invece, e senza mezzi termini, il pestaggio a freddo, perché riaccredita l’immagine di una polizia forcaiola.
A Lecce, secondo lei, si è abbandonato il clichè dei poliziotti mazzieri?
Il fatto stesso che aderisca al sindacato unitario il 90 per cento della forza presente a Lecce, significa che il poliziotto, oggi, non si considera più un servo del potere costituito, qualunque esso sia, ma un tutore dell’ordine, un lavoratore che opera perché la Costituzione venga rispettata ed attuata.
Cosa può dare di più il sindacato di polizia?
Molto, soprattutto nella direzione dell’ordine pubblico, perché sindacalizzarsi e quindi prendere coscienza di essere dei lavoratori come gli altri, per noi poliziotti significa non cadere negli eccessi. Ma questo, però, non vuol dire essere teneri con chi crea il disordine.
Cosa prova un poliziotto democratico quando carica un corteo antifascista?
Si fa una grande confusione parlando di antifascismo. Antifascisti dovremmo essere tutti, dal momento che la costituzione è antifascista. Purtroppo, però, espressioni come antifascismo e soprattutto democrazia vengono intese male e applicate peggio. In nome di un malinteso concetto di democrazia, molti pensano che è consentito fare quello che si vuole, senza pensare invece che la libertà individuale finisce lì dove comincia la libertà degli altri individui che compongono la società. È quando, pur indossando gli abiti della democrazia, si sconfina nella libertà degli altri e la si comprime, che si turba l’ordine pubblico. È allora che il poliziotto è chiamato ad intervenire, per ristabilire un equilibrio che è stato turbato.
Ma è lecito che lo faccia caricando o sparando alle spalle nei cortei? È questo che addebita la nuova sinistra alla Polizia per i fatti di sabato.
Non ero presente, le ripeto, ma per quello che si è potuto ricostruire, posso dirle che i colleghi della P. S., comandati di servizio quel giorno, dopo aver disciolto in piazza Mazzini il corteo non autorizzato del Fronte della Gioventù e dopo aver arrestato due dimostranti missini, si son recati in non più di venti uomini nel centro storico dove c’era la manifestazione della sinistra. L’errore da parte della P. S. è stato semmai quello di arrivare alle spalle e a sirene spiegate, la qual cosa ha fatto pensare ai dimostranti che la P. S. voleva caricarli, mentre voleva invece limitarsi a disperderli. I colleghi non erano nemmeno scesi dagli automezzi, così mi hanno riferito, che sono arrivate le prime pietre. Il ferimento di Daniele Chiarelli, così come le ha riferito il dott. Lacquaniti, è avvenuto in questo contesto: può essere stato un agente a ferirlo, infatti all’inventario manca una cartuccia, quella esplosa nel centro storico. E so che anche il dott. Lacquaniti, che non difendo per spirito di corpo sia pure sindacale, non ha ordinato la carica a freddo, ma in seguito alla fitta sassaiola che accolse l’arrivo della P. S.. E posso aggiungere che, per testimonianza unanime, oltre che per sua dichiarazione, egli non era armato. Insomma, io voglio dire che anche noi siamo uomini e possiamo pure perdere la testa, come possono perderla i dimostranti. Il vero pasticcio sabato lo hanno causato quelle maledette sirene spiegate degli automezzi: i dimostranti hanno pensato ad una carica e hanno reagito immediatamente e anche noi non siamo stati fermi.
A sinistra accusano la polizia anche del secondo ferimento.
È il nostro chiodo fisso: dalle nostre armi è uscito un solo colpo, ma i feriti sono due. Chi ha sparato su Cappilli, quando, come? Sono domande alle quali la polizia sta cercando di dare una risposta.
Il 4 giugno c’erano poliziotti in borghese armati. Non può essere stato uno di questi a sparare il 12 novembre su Cappilli, sia pure per legittima difesa, come si dice per Chiarelli?
Premetto che è pericolosa la presenza di poliziotti in borghese armati durante queste manifestazioni: senza divisa e staccati dal reparto possono essere causa di incidenti estremamente gravi. Mi consta tuttavia che il 12 novembre nessun poliziotto in borghese era presente nella piazza. E poi se avesse sparato lo avremmo saputo, perchè abbiamo l’inventario anche dalle cartucce degli agenti in borghese.
A destra vi definiscono ultrasinistri, a sinistra fascisti: in tutta onestà, il sindacato come ritiene che la polizia si sia comportata sabato?
È una domanda alla quale ho già risposto; aggiungo solo che la P. S. ha disciolto un corteo missino non autorizzato e un corteo della sinistra ugualmente non autorizzato.
A sinistra ci sono stati i feriti e la maggioranza dei fermati…
La P. S. ha agito a seconda della reazione che ha trovato. Lei cosa avrebbe fatto?
Secondo me lo sbaglio è a monte: si è sbagliato a proibire qualsiasi manifestazione, l’ho scritto. La democrazia secondo me, non è imposizione (non si fanno manifestazioni!), ma dialettica. Dialetticamente si sarebbe dovuto dirottare al chiuso la manifestazione del Fronte della Gioventù, che so’ alla Casa del Mutilato o nell’aula magna di qualche istituto. Insomma, renderla privata, non pubblica. A questo punto la reazione della sinistra non avrebbe avuto regione di essere. Sabato si sono scontentati tutti, e la polizia, che cercava di riportare l’ordine, si è ritrovata nel mezzo della rissa dando bastonate e prendendole. Il guaio è proprio questo, secondo me, il 12 novembre non ci sono stati né vinti né vincitori. Non ha vinto nemmeno la ragione, che dovrebbe essere alla base della democrazia. Concludendo, appuntato, non le pare strano come le piazze d’Italia, quasi contemporaneamente siano esplose? Se è d’accordo che esiste una strategia, abilmente manovrata per gettare il paese nel caos, che cosa fa il Sindacato di Polizia per individuarla e stroncarla?
La strategia c’è. E le dirò di più: il 4 giugno, la sera, dovevamo fare un’assemblea e successe quel che successe; domenica 13 novembre, il giorno dopo i fatti di sabato, dovevamo fare un’altra assemblea. Gli incidenti ci hanno fatto saltare anche quest’altra. Cosa fa il sindacato? Proprio perché noi poliziotti democratici ne vogliamo la creazione, significa che solo scrollandoci di dosso il borbonismo, che ci tiriamo dietro da decenni, potremo contribuire a stroncare ogni strategia con l’unica vera arma che abbiamo a disposizione: il rispetta da parte di tutti, dico di tutti, della Costituzione.

Due considerazioni è necessario fare su questa intervista:
1) La prima è che quando l’appuntato Galluccio dice che non ci crede che Chiarelli è stato pestato dopo essere stato ferito, egli non conosce ancora i referti medici e la sentenza di rinvio a giudizio, che confermano sia che Chiarelli è stato picchiato con i manganelli, mentre era a terra con una pallottola nella gamba, da otto celerini, e sia che in seguito a quelle botte il ragazzo riporterà la frattura di tre dita delle mani.
2) L’altra considerazione è che per la prima volta da una fonte qualificata qual è quella di un esponente di rilievo del Sindacato di Polizia, viene sottolineata la responsabilità della polizia di aver innescato il meccanismo degli incidenti arrivando alle spalle del corteo con le sirene spiegate.

Nelle altre reazioni e prese di posizioni che si registrano nella città, si delinea un evidente contrasto tra forza pubblica e mondo sociale. Emblematico è il diverbio che si crea tra la facoltà di Magistero e il questore facente funzione dott. Giuseppe Ciulla. Il consiglio della facoltà di Magistero, riunitosi tempestivamente due giorni dopo gli incidenti, aveva approvato all’unanimità un documento sugli avvenimenti del giorno 12 novembre. Nel documento si esprimevano dei giudizi sul comportamento della polizia che, se pure aveva operato degli arresti nell’una e nell’altra parte, aveva anche determinato il ferimento di uno studente universitario.
Tale documento fu inviato per conoscenza a tutte le autorità cittadine e, per una forma di corretta e leale informazione, anche al questore di Lecce.
Quest’ultimo in persona del facente funzione, ha restituito al rettore dell’università il documento, con una lettera di accompagnamento che aveva per oggetto «restituzione fogli».
A parte l’impertinente e dispregiativa definizione di un documento politico di estrema importanza, nella lettera di accompagnamento si faceva presente che il documento restituito era stato inviato al Procuratore della Repubblica, perché lo stesso potesse valutarlo e trarne gli estremi eventuali di reato.
Il consiglio di facoltà venuto a conoscenza dell’imprevedibile lettera del questore f. f., in una successiva seduta, del 23 novembre, approva all’unanimità un ordine del giorno nel quale «si denuncia l’intimidazione insita nell’appellarsi al Procuratore della Repubblica, si rivendica il diritto costituzionale dell’individuo e di un collegio di una istituzione statale alla libera manifestazione di giudizi sui fatti della vita pubblica, si riafferma l’opportunità che sia risolto con la massima urgenza l’iter giudiziario dei giovani in stato d’arresto».


La polemica dell’«Unità»

Un provocatorio articolo sull’Unità dal titolo «La rabbia neofascista isolata in Puglia rinvigorisce nell’area dell’autonomia», scritto dall’inviato Paolo Gambescia, innesca una violenta polemica tra la sinistra. Nell’articolo infatti si sostiene che autonomi e fascisti lavorino insieme per «destabilizzare» il sistema in senso anticomunista, con la protezione del patronato locale. «Il potere economico insomma — scrive Gambescia — sceglie da una parte di continuare a tenere in piedi i vecchi rapporti con i rappresentanti del Msi e dall’altra si affanna a battere anche altre strade per fomentare l’anticomunismo. La situazione che concretamente si presenta all’osservatore riflette questo tentativo: accade così ad esempio, che estremisti e destra accademica eleggano presidente della facoltà di Magistero a Lecce Orazio Bianco contro un candidato proposto dalle forze di sinistra, dagli studenti e dai docenti democratici. E accade anche di ritrovare ultrasinistri a fare la «guerra» con i fascisti a uomini della squadra politica della questura che sono tra i promotori del sindacato di polizia. Già queste oggettive concordanze tra i fascisti e gli autonomi dovrebbero far riflettere a sufficienza, ma il discorso diventa ancor più esplicito se si indaga su altre fonti di finanziamento e degli uni e degli altri: si scopre così che nelle zone dove tradizionalmente si portano a termine i traffici, dalla droga alle armi, nel rione di chiesa Greca, a piazza Mazzini, a Santo Oronzo, al centro di Lecce, fianco a fianco ‘lavorano’ noti squadristi e autonomi».
Le infondatezze di queste affermazioni sollevano molte critiche, ed in particolare quella per la elezione del preside di facoltà di magistero. Oggetto di violente polemiche nella sinistra salentina sono anche le dichiarazioni che esprime il segretario del Pci salentino, Mario Torna, in una intervista riportata nell’articolo di Gambescia. Ecco come spiega Toma l’influenza della nuova sinistra che va crescendo anche a Lecce: «Nonostante la perdita di capacità di organizzazione e di mobilitazione di questi gruppi, da 2.500 elementi attivi sono scesi a 400-500, la loro pressione politica aumenta. E questo a causa dello spazio che essi trovano su fogli di stampa locale notoriamente legati al potentato economico; per i varchi che si aprono purtroppo in certi settori del sindacato (Uil ma pure Cisl); grazie ai finanziamenti di radio private foraggiate senza risparmio da banche e altri enti pubblici; ed anche con l’avallo indiretto di certi personaggi del Psi locale che qualche volta si pongono in posizioni agnostiche nei confronti di azioni che reclamerebbero invece la condanna più netta».
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