4. Il corteo fascista
di LINO DE MATTEIS
La mattina del 12 novembre, verso le ore 9,30 si tiene nel Palazzo Casto l’assemblea del Movimento degli studenti e della sinistra extraparlamentare per «protestare contro il raduno missino che, prima autorizzato, è stato, in seguito alla protesta di numerosi organismi di base o democratici, vietato. L’assemblea si tiene anche per protestare contro il rifiuto da parte delle autorità locali di autorizzare una manifestazione antifascista cittadina».
Intorno all’orario di inizio dell’assemblea all’Università, in piazza Santo Oronzo si raccoglievano alcuni estremisti di destra, guidati dal consigliere comunale missino Mario De Cristofaro, rautiano. Nel gruppo si notano tra gli altri Vittorio Emanuele Russo, soprannominato «Manolo», e Valerio Melcore.
Il capo dall’ufficio politico dalla Questura, dott. Pasquale Lacquaniti, invitava i dimostranti a non sventolare le bandiere tricolori, a non distribuire volantini e a disciogliersi. Gli inviti del dott. Lacquaniti, però, erano rivolti con estremo garbo e con tono paternalistico, dal momento che gli estremisti di destra non si sono sentiti per niente intimoriti, tanto da continuare tranquillamente a distribuire volantini, con su scritto a grossi caratteri «DISSENSO». L’atteggiamento permissivo della polizia permetteva anzi ai manifestanti, che si erano raccolti nella piazza, di formare un corteo e di procedere per via Fazzi e poi per i viali Marconi e Cavallotti.
Pur avendo l’ordine di impedire qualsiasi manifestazione il dott. Lacquaniti ha lasciato invece che i missini si radunassero e che procedessero in corteo senza dare nessun ordine ai suoi uomini di disperderli. Anzi egli con la propria vettura ha seguito per un tratto di strada il corteo. Insieme con lui nella vettura viaggiava anche il brigadiere Osvaldo Margiotta.
Agli agenti che cercavano di farsi dare i volantini i dimostranti proferivano frasi come «polizia rossa» e «guardie rosse». Gli incidenti, ma più che incidenti bisogna parlare di lievi scontri, si sono avuti dopo che il dott. Lacquaniti ha ordinato di strappare un manifesto tenuto tra le mani da Valerio Melcore, che occupava una delle ultime posizioni del corteo.
Il brigadiere Margiotta, che aveva avuto l’ordine, non è in grado di eseguire il comando avuto perché Melcore si rifiuta di dargli il manifesto e invoca anzi in suo aiuto gli altri camerati. Il corteo nel frattempo è arrivato in Piazza Mazzini.
Il dott. Lacquaniti solo ora dà l’ordine ai suoi uomini di sciogliere il corteo non autorizzato. Quando gli agenti della P.S. cominciano a disperdere i manifestanti, gli estremisti, vistisi inseguiti, si danno alla fuga.
Il brigadiere Margiotta, per compensare lo scarso zelo dimostrato poco prima, dopo averlo inseguito, riesce a raggiungere e a fermare in un portone Vittorio Emanuele Russo, che nel corteo si era mostrato uno dei più attivi e dinamici. Mentre a Russo, che cercava, con calci e pugni, di svincolarsi dalla presa, venivano messe le manette ai polsi, intervenivano nella colluttazione Mario De Cristofaro, in difesa del suo amico camerata, e il maresciallo Santo Paiano, in appoggio al suo collega brigadiere Margiotta. La breve colluttazione non procurava a nessuno ferite di rilevante entità.
Verso le dieci del mattino l’ordine era ristabilito in piazza Mazzini presidiata da 26 guardie di P.S. al comando del capitano Doria. Intanto Vittorio Emanuele Russo e Mario De Cristofaro venivano denunciati in stato di arresto e trasferiti nelle carceri giudiziarie, mentre Valerio Melcore veniva denunciato a piede libero.
I due missini, comunque, resteranno in carcere poco tempo perché il 21 novembre ‘77 il Pubblico Ministero, Giuseppe Giannuzzi, concedeva agli imputati il beneficio della libertà provvisoria. Il 1° dicembre poi gli atti venivano trasmessi al Giudice Istruttore, Michele Paone, per la istruzione formale del processo, che a sua volta, il 3 febbraio, provvedeva a riunire il processo degli estremisti di destra con quello dei giovani di sinistra.
Questi i capi di imputazione con cui il giudice istruttore Michele Paone rinvierà a giudizio i tre fascisti:
Russo, De Cristofaro e Melcore sono imputati:
— della contravvenzione prevista e punita dall’art. 8, commi 4° e 5° del Testo Unico leggi di P. S. e 110 C.P., per avere, in concorso tra loro e con altri non identificati, preso parte ad una manifestazione per la quale vi era stato espresso divieto da parte del Questore.
— della contravvenzione prevista e punita dagli artt. 610 - 654 C. P., per aver, in concorso tra loro e con altri non identificati, compiuto manifestazioni ed emesso grida sediziose all’indirizzo della polizia, che veniva apostrofata con le parole «Guardie Rosse, Guardie Rosse».
Il solo Russo inoltre è imputato:
— del delitto previsto e punito dall’art. 337 C. P., per aver, nelle circostanze di luogo e di tempo di cui al capo sub n. 10 della rubrica, usato violenza nei riguardi del brigadiere di P. S. Margiotta Osvaldo, per opporsi al medesimo che tentava invano di procedere al fermo.
— del delitto previsto e punito dall’art. 341, 1° ed ultimo comma, doppia ipotesi C. P., per aver offeso l’onore e il prestigio del Brigadiere di P. S. Margiotta Osvaldo in presenza di lui ed a causa e nell’esercizio delle sue funzioni, proferendo, tra l’altro, le parole «stronzo, coglione, figlio di puttana», ingaggiando così una colluttazione alla presenza di più persone.
— del reato previsto e punito dagli artt. 582 – 61 n. 10 C. P., per aver colpito con pugni e calci il Brigadiere di P. S. Margiotta Osvaldo, cagionandogli lesioni personali volontarie guarite entro il decimo giorno, con la circostanza aggravante di avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale.
Infine per il solo De Cristofaro vengono rilevate le seguenti imputazioni:
— del delitto previsto e punito dall’art. 337 C. P., per avere, nelle circostanze di tempo e di lungo di cui al capo sub n. 10, usato violenza nei confronti del Brigadiere di P.S. Margiotta Osvaldo, al fine di ottenere la liberazione dell’amico Russo Vittorio Emanuele e rifiutando, altresì, di ottemperare all’intimazione dell’agente di seguirlo in Questura.
— del delitto previsto e punito dagli artt. 582 – 61 n. 10 C. P., per avere, nelle circostanze al capo sub n. 15, cagionato al Maresciallo di P. S. Paiano Santo lesioni personali guarite entro il decimo giorno, con l’aggravante di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale.