3. Gli antefatti
di LINO DE MATTEIS
La mattina di sabato 12 novembre 1977, a Lecce il sole bruciava ancora. L’estate di San Martino, che si era festeggiato il giorno prima, era esplosa in modo tale che sembrava essere ancora a luglio. La bella giornata dava l’impressione di aver diradato la tensione, che si era creata nei giorni precedenti in città, per la manifestazione del Msi-Dn e dei giovani del Fronte della Gioventù, che si sarebbe dovuta tenere in questo giorno. La manifestazione, però, era stata vietata all’ultimo momento per motivi di ordine pubblico dal dott. Giuseppe Ciulla, vice questore, che faceva temporaneamente le funzioni del questore dott. Florestano D’Ambrosio, da poco collocato a riposo.
Facciano un passo indietro. Per il venerdì 28 ottobre 1977, la federazione leccese del Movimento Sociale Italiano, tre giorni prima, aveva richiesto al questore di Lecce l’autorizzazione a tenere in piazza Santo Oronzo, dalle ore 9 fino alle ore 20, una mostra che, con illustrazioni fotografiche e la diffusione di musica alternativa, rappresentasse alla cittadinanza le condizioni di quel particolare momento della situazione politica nazionale.
Poiché la data della manifestazione richiesta dal Msi coincideva con quella, infausta, della storica marcia fascista su Roma, la qual cosa poteva dar luogo ad interpretazioni ritenute provocatorie o a riferimenti nostalgici nei confronti del regime fascista, il questore pur autorizzando la manifestazione, stabilì, però, che essa avesse luogo in una data diversa da quella indicata.
Il 9 novembre, la federazione provinciale del Msi ripresentava l’istanza al questore, che, questa volta, dava l’autorizzazione perché la manifestazione si svolgesse il giorno dopo San Martino, e cioè sabato 12 novembre.
Appena conosciuta la decisione dalla Questura, si leva subito la protesta antifascista. La «più netta condanna» viene espressa, per la manifestazione del 12, dalla federazione provinciale giovanile comunista, che chiede che «le forze dell’ordine e la magistratura impediscano, così come è stato fatto in tante altre città, qualsiasi manifestazione da parte di chi si è reso responsabile dei più gravi lutti nel Paese e che le forze democratiche, i giovani ed i lavoratori tutti isolino i fascisti senza cadere nel loro tranello. Il tentativo dei neofascisti, in atto da alcune settimane a Lecce, di riportare nella città un clima di tensione e di paura attraverso le solite azioni squadriste, è stato ancora una volta isolato e sconfitto dalle forze democratiche, dai lavoratori e dai giovani. Sconfitti sul loro terreno naturale, ora i neofascisti tentano di darsi un volto giovanile e contestatario, scoprono l’arte e la musica rock. Questo tentativo oltre che ridicolo è chiaramente provocatorio: lo scopo reale è infatti quello di sfruttare ogni occasione propizia per creare disordine e confusione, di portare allo scoperto le frange più esasperate dei giovani. La segreteria provinciale della Fgci è convinta che solo valorizzando il terreno della democrazia e della battaglia per la trasformazione ed il rinnovamento della società è possibile sconfiggere definitivamente il neofascismo e la provocazione antipopolare».
Contrari alla manifestazione sono anche il Movimento Lavoratori per il Socialismo e Lotta Continua, i quali in una nota sottolineano che «l’annunciata dimostrazione a Lecce dei fascisti del Msi rappresenta una intollerabile provocazione per i democratici e antifascisti leccesi; chiamiamo i sinceri democratici alla più vasta mobilitazione, affinché dai posti di lavoro si elevi la più ferma protesta contro questa ennesima provocazione fascista. Questo è il modo più concreto per raccogliere la proposta della federazione metalmeccanici di Taranto, che invita alla lotta affinché venga data l’autorizzazione a procedere contro l’on. Clemente Manco e venga aperta dalle Procure della Repubblica un’indagine sulle attività criminali della federazione del Msi di Lecce, Brindisi e Taranto. Mentre da numerose parti si chiede che si colpisca efficacemente il Msi, individuato come la centrale che organizza il terrorismo fascista, i settori reazionari della magistratura leccese provvedono a che tutte queste azioni criminose restino impunite. Proprio mentre dai banchi del processo Mariano esce confermata la complicità della federazione leccese del Msi sull’attività golpista di questi anni, si vorrebbe consegnare a questa banda di criminali il centro della città. I democratici ricordano bene il fascismo vecchio e nuovo, la strategia eversiva tesa ad imprimere una svolta autoritaria agli equilibri politici. Per questo — concludono l’Mls e Lotta Continua — chiediamo che il raduno fascista non venga autorizzato ed invitiamo alla protesta contro queste stesse autorità dimostratesi così solerti nel chiudere il contro sociale nella Chiesa Greca».
Il no del raduno fascista viene espresso anche dagli studenti dell’istituto industriale «E. Fermi » di Lecce. In una nota dei delegati di classe dell’istituto si dice infatti che «i democratici non devono tollerare che il centro della città venga consegnato a coloro che direttamente sono coinvolti nelle trame eversive di questi anni. Alla chiusura delle sedi di sinistra a Roma e Torino, si aggiunge a Lecce lo sgombero del centro sociale «W. Rossi», mentre si riorganizzano nella questura i settori reazionari, forti dell’immobilismo in cui è tenuto il sindacato di P.S. . Dall’uccisione di Walter Rossi in poi, l’aperta connivenza Dc-Msi ha avuto numerose conferme. Non è un caso quindi che a Taranto, per il processo Mariano, settori reazionari della magistratura abbiano in tutti i modi tentato di nascondere le responsabilità di Manco e delle federazioni del Msi di Lecce, Brindisi e Taranto. Forte di ciò il Msi anche a Lecce rilancia l’iniziativa squadrista. Ciò va assolutamente impedito».
Una richiesta di ritiro dell’autorizzazione al Msi per la manifestazione di sabato era stata inviata anche al Sindaco di Lecce, al Questore e al Prefetto dalla sinistra universitaria e dai collettivi della facoltà di Lettere e lingue, ritenendo questa iniziativa «una ulteriore provocazione a cui tutti i democratici e gli antifascisti devono opporsi fermamente. Importanti processi che si stanno celebrando in questi giorni (Trento, Catanzaro) stanno dimostrando come il Msi, in stretta connivenza con i servizi di sicurezza, abbia seminato per l’Italia, nel corso degli ultimi anni, bombe e stragi. La vicenda del processo Mariano conferma come anche nella nostra zona questa organizzazione abbia operato e perpetrato i suoi crimini. Il tentativo di Clemente Manco di rifarsi una verginità nel gruppo di Democrazia Nazionale non può nascondere le responsabilità sue e del Msi nel rapimento Mariano e dimostra come Dn non è che una nuova etichetta fascista».
Gli studenti di Magistero e Lettere, inoltre, avendo avuto notizia di un clima di tensione in città, e ricordando come il comizio di Rauti del 4 giugno fu motivo di provocazioni fasciste, avuta anche notizia che in numerose località del brindisino sono state vietate le manifestazioni fasciste per motivi di ordine pubblico, chiedono che venga ritirata l’autorizzazione al Msi per la manifestazione di sabato.
Protestano anche il Collettivo Giovanile «Quartiere Idri», gli studenti e i professori democratici dell’istituto tecnico commerciale «G. Costa». Anche dal Partito socialista si levano voci contro la provocazione fascista.
Intanto, appena conosciuta la decisione dell’autorità di Pubblica Sicurezza, la federazione provinciale del Movimento Lavoratori per il Socialismo, che qui a Lecce è attivo e presente nella vita politica della città, ritenendo che era politicamente necessario contrapporre alla manifestazione dei fascisti una dei partiti antifascisti, in modo da non lasciare la «piazza» alla propaganda missina, chiedeva alla Questura l’autorizzazione a tenore nello stesso giorno, ma in luogo diverso, un’altra manifestazione.
L’11 novembre il questore, di fronte alle due richieste e al clima antifascista che si era creato in città, ritenendo che vi fossero fondati timori che l’ordine pubblico potesse essere disturbato, non concede l’autorizzazione all’Mls e revoca anche quella accordata al Msi.
Il Movimento Lavoratori per il Socialismo e i gruppi dell’ultra sinistra, ritenendosi soddisfatti dalla revoca di entrambe le autorizzazioni, avevano rinunciato al corteo e a qualsiasi altra pubblica manifestazione. Per i missini invece quella revoca rappresentava una sconfitta, in quanto in sostanza era proprio quanto volevano i gruppi dalla sinistra: impedire loro qualsiasi forma di propaganda. La Questura, prevedendo una reazione da parte del Msi, disponeva che, per il 12 novembre a mattina, affluisse in città un contingente armato di 48 guardie di Pubblica Sicurezza appartenente all’11° Reparto Celere di stanza a Bari, ma dislocato a Taranto.
Mentre l’autorità di Pubblica Sicurezza disponeva queste misure cautelative per il giorno successivo, si teneva una riunione del «movimento» nella quale si deliberava di non partecipare il giorno dopo a nessuna manifestazione che avrebbe potuto tenere la sinistra ma di radunarsi invece nella sede universitaria di Palazzo Casto, dove per le ore 9 era prevista un’assemblea.